Mari Elettronica:
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Ringrazio Silvio D' Egido, esperto tecnico TV che è stato iscritto per lungo tempo al nostro gruppo TV Service, per avere redatto questo articolo ben curato ed esaustivo.
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LCD e Plasma: i segreti
di queste due tecnologie
Parte I° Introduzione
Gli schermi piatti rappresentano ormai il futuro
della televisione - il fatto che piacciano o meno agli utenti è un altro
discorso. HDTV, convergenza digitale e DVD ad alta risoluzione contribuiranno
attivamente a rendere i televisori CRT obsoleti entro i prossimi due anni. Se
siete tentati dall'acquisto di un televisore dallo schermo piatto dovrete
vedervela con un altra difficoltà: la scelta tra due tecnologie complementari
ma diverse tra loro: Plasma e LCD. Per i monitor dei computer la scelta è abbastanza
semplice, data la vittoria degli LCD sul mercato ma per le TV, le due
tecnologie sono ancora in competizione. Questo articolo cercherà di chiarirvi
le idee su queste due tecnologie, i loro punti di forza e i punti deboli, così
che possiate capire cosa si nasconde dietro la scelta di un TV plasma o LCD per
il mondo home. L'articolo si basa su una presentazione fatta dalla sezione
francese di Tom's Hardware Guide il 23 Dicembre in collaborazione con la
rivista La Recherche, come parte di un ciclo di conferenze tecnologiche alla
scuola di ingegneria CNAM, presso il museo Arts et Métiers di Parigi. Parte II° Conoscenze di base Se avete già familiarità con le tecnologie dei display,
potete saltare direttamente alla prossima sezione dell'articolo. Questo
paragrafo, infatti, cercherà di fornire una panoramica sulle tecnologie di base
utilizzate dai produttori di televisori per visualizzare diversi colori su
monitor CRT, plasma e LCD. L'approccio iniziale utilizzato dai produttori di schermi
per rappresentare l'intero spettro dei colori si basa sulla loro scomposizione.
Invece che progettare pixel complessi, in grado di visualizzare una moltitudine
di colori, ogni pixel viene scomposto in tre sotto-pixel in grado di
visualizzare un solo colore dei tre primari: rosso, verde e blu.
Quando l'utente si trova ad una certa distanza
dallo schermo, non è più in grado di distinguerne i piccoli sotto-pixel, ma
vedrà soltanto l'effetto finale risultato dalla combinazione dei tre colori.
Questo trucco rende possibile la visualizzazione dell'intera gamma di colori
semplicemente giocando sulla variazione delle combinazioni tra rosso, verde e
blu. In questo modo è anche possibile visualizzare ogni tonalità di grigio, dal
nero al bianco più luminoso, combinando i tre colori in ugual misura.
Considerare il rosso, il verde e il blu come
colori primari potrebbe causare uno shock in tutti coloro che capiscono
qualcosa di pittura, dato che per loro i colori primari sono il rosso, il
giallo e il blu. Ciò di cui stiamo parlando in questo articolo sono i colori
additivi, quindi in base a questo modello quelli primari sono rosso, verde e
blu (RGB). Ecco un esempio di implementazione del modello su
un tubo a raggi catodici (CRT):
Tutte le moderne tecnologie - CRT, LCD, e plasma -
si basano su questo principio. Nelle seguenti sezioni vedremo come ogni
tecnologia affronta il problema. Parte III° Tecnologia
al plasma Un inizio caotico Contrariamente a ciò che pensa la maggioranza
delle persone, il plasma non è una tecnologia recente, anche se impiegata
industrialmente solo dagli inizi degli anni '90. Le ricerche sugli schermi al
plasma iniziarono negli Stati Uniti quattro decenni fa, nel 1960. La tecnologia
venne sviluppata da quattro ricercatori: Bitzer, Slottow, Willson, e Arora. Il
primo prototipo venne rilasciato molto velocemente, nel 1964. La matrice,
rivoluzionaria per quei tempi, era costituita da 4x4 pixels, in grado di
emettere una luce monocroma blu. Quindi, nel 1967, le dimensioni delle matrici
vennero incrementate, passando a 16x16, grazie ad un neon, una pallida luce
monocroma rossa.
Ovviamente questa tecnologia fu di grande
interesse per i produttori e compagnie come IBM, NEC, Fujitsu, e Matsushita
saltarono sul carro del plasma sin dal 1970. Sfortunatamente, la mancanza di un
vero e proprio mercato industriale ne causò il quasi totale arresto dello
sviluppo nel 1987 - l'ultima a gettare la spugna fu il gigante IBM. Negli Stati
Uniti solo un pugno di ricercatori rimase a sostegno del plasma, mentre la
ricerca continuava principalmente sull'altra sponda del Pacifico, in Giappone.
I primi modelli commerciali vennero diffusi sul mercato agli inizi degli anni
90. Fujitsu fu la prima a infrangere il limite dei 21 pollici. Oggi quasi la maggioranza delle società di
elettronica offre schermi al plasma: LG, Pioneer, Philips, Hitachi, ed altri ancora. Parte IV° Un "Semplice"
principio di base L'idea di base dietro il funzionamento degli schermi
al plasma è abbastanza semplice: ogni sotto-pixel è una lampadina fluorescente
microscopica che emette un colore primario - rosso, verde o blu. Modificando
l'intensità della luce emessa dai sotto-pixel è possibile visualizzare
un'infinità di colori. Il principio dietro allo schermo al plasma è lo stesso
che permette il funzionamento dei tubi fluorescenti tanto familiari a tutti
noi: un gas rarefatto (per esempio l'argon) viene sigillato all'interno di un
tubo. Ad ogni estremità ci sono elettrodi ai quali viene applicata elettricità
ad alto voltaggio, nell'ordine di centinaia di volt. Il gas all'interno del
tubo è elettricamente neutro ma l'eccitazione dovuta alla corrente lo trasforma
in plasma: un gas composto da elettroni liberi e ioni positivi (la somma delle
cariche rimane neutra). A causa della differenza di potenziale di centinaia di
volt, gli elettroni scorrono verso l'elettrodo positivo, mentre gli ioni
positivi vengono attratti dal terminale negativo del tubo. Questa
movimentazione produce impatti tra gli atomi i quali, impattando, acquistano
energia e i propri elettroni passano in un'orbita a energia superiore. Quando
ritornano alla loro orbita originale liberano un fotone: un "quantum"
di luce. La luce rilasciata è quindi il risultato del
movimento del plasma sotto gli effetti di un forte campo elettrico. Ma non è
sufficiente applicare continue differenze di potenziale sui terminali del tubo.
Il plasma deve essere mantenuto in continuo movimento in modo che non smetta di
emettere luce, per questo è necessario applicare sui terminali corrente
alternata. Questi voltaggi causano la migrazione degli ioni del gas da un
terminale all'altro, avanti e indietro. C'è però un problema: la luce emessa dal plasma
non è visibile. Si tratta infatti di radiazioni ultraviolette e gli UV sono
invisibili ad occhio umano, per questo devono essere trasformate in qualcosa di
visibile. La trasformazione viene effettuata ricoprendo la superficie interna
del tubo con una polvere sensibile agli UV che emette luce bianca (nel caso di
tubi per illuminazione convenzionale). Questa polvere, spesso chiamata fosforo,
è un scintillatore: un materiale che converte una forma di radiazione in
un'altra. L'utilizzo di scintillatori non è una novità nel
mondo delle tecnologie di visualizzazione. I Tubi a Raggi Catodici (CRT) contengono
scintillatori che convertono il raggio di elettroni in luce rossa, verde o blu. Parte V° Dal tubo fluorescente al pixel del plasma L'applicazione di questa tecnologia ai
pixel di uno schermo al plasma è abbastanza
semplice. Ogni pixel è costituito da tre identiche cavità microscopiche
contenenti un gas rarefatto (Xeon) ed aventi due elettrodi, uno frontale e uno
posteriore. Applicando una forte corrente alternata ad entrambi gli elettrodi
il plasma contenuto nelle cavità viene messo in moto emettendo raggi UV
(visualizzati nel grafico in viola) che colpiscono il scintillatore. Questi
scintillatori sono scelti in modo tale da emettere ciascuno un differente
colore primario: rosso, verde o blu. La luce colorata passa quindi attraverso
il vetro per essere vista dall'utente. Mentre il funzionamento dei pixel del
plasma è simile a quello dei tubi catodici, la fabbricazione di interi pannelli
di pixel implica qualche problema tecnico. La prima difficoltà che incontrano i
produttori di schermi al plasma
riguarda le dimensioni dei singoli pixel. Un sotto-pixel ha un volume pari a
200µm x 200µm x 100µm e non sono fatti per essere assemblati in milioni, l'uno
di fianco all'altro. Inoltre, l'elettrodo frontale deve essere costruito il più
trasparente possibile. Grazie alle sue caratteristiche di conduttore e di
trasparenza, la scelta del conduttore ricade molto spesso sull'ITO (indium tin
oxide). Sfortunatamente gli schermi al plasma possono essere talmente larghi, e
lo strato di ITO così sottile, che la resistenza elettrica del materiale
diventa troppo alta per assicurare una buona propagazione del voltaggio (circa
300 volt). Per risolvere questo problema si aggiunge uno strato sottile di
cromo, migliore conduttore ma purtroppo opaco. Alla fine bisogna ancora trovare gli
scintillatori giusti, (chiamati anche luminofori). Quelli usati nei pixel degli
schermi al plasma dipendono dal colore desiderato:
Questi tre luminofori producono
lunghezze d'onda tra 510 e 525 nm per il verde, 610 nm per il rosso e 450 nm
per il blu. (Ok, le esatte formule chimiche non hanno alcuna importanza per la
comprensione del funzionamento degli schermi al plasma, ma potrebbero essere
comunque apprezzate dai nostri amici chimici!) L'ultimo problema rimasto riguarda il
modo in cui indirizzare i pixel poiché, come abbiamo visto, per ottenere
diverse sfumature di colore l'intensità della luce dei sotto-pixel deve essere
variabile indipendentemente dai pixel confinanti.
Su uno schermo al plasma da 1280x768
pixel, ci sono approssimativamente tre milioni di sotto-pixel con sei milioni
di elettrodi. Naturalmente è impossibile tracciare sei milioni di linee per
controllare il singolo sotto-pixel, per questo le linee sono multiplexate:
quelle frontali sono in comune per un'intera riga mentre ognuna di quelle
posteriori collega una colonna di elettrodi. La scheda elettronica montata su
questi schermi successivamente sceglierà quali pixel dovranno essere accesi
sullo schermo. Questa operazione viene eseguita molto velocemente, tanto da
essere completamente invisibile all'utente; accade qualcosa di simile alla
scansione dei monitor CRT. Ci sono anche altre tipologie di
schermi al plasma, ma non le studieremo nel dettaglio in questo articolo. La
variante più comune è comunque il pannello a corrente complanare alternativa
(AAC), che invece dei due elettrodi, ne utilizza tre (scansione, sostegno e
dati) per ogni pixel.
Grazie alla sua trasparenza gli
elettrodi frontali (per scansione e sostegno) sono fatti di ITO.
Il controllo degli schermi ACC è molto
più complesso, ma il loro più grande vantaggio sta nella capacità di mantenere
il flusso del plasma per più tempo rispetto ad uno schermo tradizionale. Nello
stadio iniziale, una grande differenza di potenziale pari a 300V, applicati
come +100V e -200V tra gli elettrodi di scansione e di dati, crea un
"muro" di carica. Applicando corrente alternata tra i due elettrodi
(+180V, -180V, +180V, etc.) le cariche vengono quindi alternate tra gli
elettrodi di scansione e di sostegno. Il vantaggio di questa tecnologia è che
il flusso del plasma può essere tenuto attivo più a lungo, mentre si mantiene
libero l'elettrodo dei dati per indirizzare un altro pixel. Allo stesso modo le
scariche possono essere interrotte utilizzando lo stesso elettrodo dati. Parte VI° Vantaggi e svantaggi degli
schermi al Plasma Qualità innegabili La tecnologia al plasma ha innumerevoli
vantaggi rispetto quella degli schermi LCD e CRT. Prima di tutto, la scelta dell'uso di
scintillatori. Per i televisori al plasma permette di ottenere una gamma
cromatica più ampia di qualsiasi monitor CRT e caratterizzata da colori più
brillanti.
Secondo, le angolazioni della visuale. Sono molto
ampie, specialmente se confrontate con quelle degli LCD, perchè, diversamente
dalla tecnologia LCD, la luce viene generata dai pixel stessi. Inoltre gli
schermi al plasma non hanno bisogno di polarizzatori. Infine, il contrasto. La qualità dei toni neri è
equivalente a quella dei migliori televisori CRT: contrariamente a ciò che
accade negli schermi LCD, un pixel spento non emette alcuna luce. I televisori
al plasma sono anche dotati di una migliore luminosità rispetto i CRT,
raggiungendo valori tra i 900 e i 1000 nit. Da notare anche il fatto che gli schermi al plasma
possono avere diagonali di grandi dimensioni (da 32 a 50 pollici) e profondità
molto ristrette; vantaggio enorme rispetto i CRT che come ben sapete, diventano
più ingombranti in profondità al crescere della diagonale. Parte VII° Svantaggi più
grandi La dimensione dei pixel rappresenta uno dei più grossi svantaggi degli schermi al plasma. È difficile, se non impossibile, ridurre le dimensioni
dei pixel al di sotto dei 0.5 o 0.6 mm. Di conseguenza non esistono televisori
al plasma con diagonali inferiori ai 32 pollici (82 cm). Per mantenere
posizioni competitive sul mercato, i produttori di televisori al plasma non
hanno avuto altra scelta se non quella di aumentare le dimensioni degli
schermi, limitandosi così alla fascia di mercato per televisori dai 32 ai 50
pollici (da 82 a 127 cm). Per quanto riguarda la qualità dell'immagine, ci
sono ancora problemi essenzialmente legati alla natura dei pixel stessi. Dato
che un pixel al plasma ha bisogno di scariche elettriche per generare luce, un
pixel può venire acceso o spento ma non ha uno stato intermedio. Per questo
motivo i produttori usano un metodo chiamato PCM (Modulazione a Codice Di
Impulso) per controllarne la luminosità.
Il metodo in realtà è semplice, per rendere un
pixel più brillante viene accesso più frequentemente. Al contrario, per ottenere un'immagine
più scura, viene acceso meno spesso. Questi effetti non vengono notati
dall'occhio umano in quanto percepisce una specie di media temporanea dei tempi
di accensione. È funzionale ma comporta diversi problemi, di cui il più
significativo è rappresentato dalla ridotta quantificazione dei colori più bui,
rendendo più difficile la distinzione tra due tonalità scure. Mentre questa tecnologia produce immagini più
uniformi quando lo spettatore è lontano dallo schermo, crea disagi visivi se la distanza tra utente e schermo è
breve. Generalmente si assume che l'occhio umano non è in grado di distinguere
alcuno sfarfallio dei pixel se la frequenza è superiore agli 85Hz, ma non è
propriamente vero. Infatti l'occhio è perfettamente in grado di scorgere queste
veloci variazioni di luminosità, ma il cervello non può elaborare le immagini
così velocemente. Di conseguenza, un'immagine a 85Hz può causare un
affaticamento visivo senza che l'utente si sia accorto di alcuno sfarfallio
dell'immagine. Sfortunatamente questo è il caso dei pixel al
plasma. Lo sfarfallio può causare affaticamento visivo se siete troppo vicini
allo schermo, quindi, più l'immagine di uno schermo al plasma è grande, più
dovrete stare lontani dal televisore, rendendovi meno intensa ogni sensazione
di immersione nell'immagine. I pixel al plasma sono anche soggetti a
bruciature. Se proiettate per un tempo abbastanza lungo un'immagine su un monitor CRT, la vedrete permanentemente stampata sul fosforo.
Questo fenomeno è dovuto al prematuro invecchiamento degli scintillatori quando
vengono usati in continuazione, causando un crollo della loro efficienza. Dato
che la tecnologia al plasma si basa sull'uso di scintillatori, soffre dello
stesso difetto dei televisori CRT. In condizioni di normale utilizzo del televisore,
la bruciatura dei pixel non rappresenta un vero problema, dato che l'immagine
visualizzata cambia frequentemente i pixel invecchiano in modo uniforme. Questo
problema solitamente si nota nelle applicazioni di tipo business; per esempio, quando lo schermo deve visualizzare lo
stesso canale 24 ore al giorno per 7 giorni alla settimana, il logo del canale
(CNN, NBC, MTV, etc.) rimane impresso sullo schermo perchè non è soggetto a
variazioni di posizioni o a modifiche grafiche. Oppure, quando uno schermo al
plasma viene usato per visualizzare pubblicità o messaggi statici, l'immagine
proiettata a lungo viene anch'essa "scritta" permanentemente sugli
scintillatori dello schermo. Questo fenomeno è il vero limite della tecnologia
al plasma. Contrariamente a quanto si pensa questi schermi non hanno perdite di alcun tipo, e non devono essere
ricaricati. Gli scintillatori però invecchiano, e sfortunatamente non si può
fare molto per evitarlo. A peggiorare le cose, il fatto che non tutti i tipi di
scintillatori invecchiano alla stessa velocità; il canale blu, per esempio,
invecchia sempre più in fretta degli altri, anche se la situazione è
profondamente migliorata rispetto ai modelli più vecchi. Infine il fattore economico: questi schermi sono
costosi. Non solo sono difficili da produrre, ma l'elettronica di controllo
dello schermo richiede specifici semiconduttori ad alte prestazioni perchè le
linee di controllo degli elettrodi devono trasportare centinaia di volt ad alte
frequenze. La diretta conseguenza di questa gestione e dell'impiego di alte
tensioni, è l'alto consumo energetico, di gran lunga più alto dei monitor LCD.
Per farvi un esempio, uno schermo al plasma da 42" (107 cm) consuma 250W,
mentre un LCD con la stessa diagonale richiede solo 150W. Parte VIII° Aree di applicazione
del Plasma Gli schermi al plasma si trovano prevalentemente nei sistemi video di grande
formato e alta qualità. Le grandi dimensioni e prestazioni video rendono questi
prodotti ottimali per la visualizzazione di DVD. Solitamente si posizionano nel
mercato di fascia alta, dove i limiti dei costi, dell'invecchiamento del fosforo
e degli alti consumi energetici sono solo aspetti secondari rispetto a
prestazioni e qualità. Dando un'occhiata a quello che potrebbe essere il
prossimo futuro, è chiaro che la tecnologia LCD piano piano logorerà l'attuale
mercato del plasma, fornendo televisori dalle diagonali sempre più grandi. Il
motivo è semplice: una volta che la tecnologia sarà sotto controllo, la
fabbricazione degli LCD diverrà più facile e meno costosa. Se non ci saranno grandi scossoni al mercato con
la nascita e l'imposizione di altre innovazioni, il plasma sarà relegato ad un
uso specifico nell'area domestica, essenzialmente dove c'è la richiesta di
rappresentare immagini grandi e visibili a grande distanza dal televisore. Il problema dello sfarfallio di questi schermi spiega
anche il perchè tale tecnologia non sia di grande interesse per l'uso con computer. Un emergente promettente Per risalire all'origine del termine
"cristallo liquido" non basta fermarsi al secolo scorso, ma bisogna
risalire addirittura a quello precedente, dato che la frase ha avuto origine
nel 1889! Interessante anche il fatto che non è arrivata a noi tramite
l'elettronica, bensì grazie alla botanica. È solo nel 1968 che RCA si interessa
a questo fenomeno inventando i primi schermi a cristalli liquidi. Nel 1969
James Fergason scoprì l'effetto nematico ritorto (TN). Scoperta fondamentale
dato che tutti i monitor LCD a noi familiari si basano sul principio della
rotazione del piano di polarizzazione. Nel 1973, George Gray inventò il
cristallo liquido bifenile, che rese possibile l'implementazione di soluzioni a
cristalli liquidi stabili anche in normali condizioni di pressione e
temperatura. Fu così che all'inizio del 1986, NEC produsse il primo computer portatile dotato di Display a Cristalli Liquidi (LCD). Nel 1995 si
produssero i primi schermi LCD dalle grandi diagonali: oltre i 28" (71
cm). È interessante notare che mentre il plasma viene
associato ad applicazioni audiovisive, gli LCD hanno raggiunto la maturità
grazie al loro impiego nei computer e nei portatili. Si tratta quindi di una
tecnologia relativamente emergente per quanto riguarda i televisori domestici
anche se, in realtà, sia dotata di tutti i presupposti per conquistare la fetta
del mercato più grossa. LCD, uno strano principio di
funzionamento La differenza principale tra il plasma e la
tecnologia LCD, sta nel fatto che i pixel LCD non emettono alcuna luce. Tutti i
punti deboli e le qualità di questa tecnologia girano attorno a questa
caratteristica.
Così come le altre tecnologie, un pixel LCD è
costituito da tre sotto-pixel dai colori elementari. Un LCD non emette alcuna
luce ma funziona come un selettore, ecco il motivo per cui questi schermi sono
retro-illuminati. La luce emessa dalla retroilluminazione passa attraverso il
cristallo liquido e viene quindi colorata dal filtro. Ogni sotto-pixel ha la
stessa architettura: cambia solo il colore del filtro in base al suo utilizzo
finale. Il cristallo di ogni sotto-pixel può essere controllato
elettronicamente come una valvola in modo da lasciar passare più o meno luce in
base a quanto rosso, verde e blu il pixel deve emettere. Parte IX° Nel
dettaglio Vediamo come funzionano questi selettori di luce.
La retroilluminazione emette una luce bianca
naturale non polarizzata. La sua polarizzazione viene determinata
dall'orientamento del vettore del suo campo elettrico. Senza entrare molto nel
dettaglio, la luce è un'onda elettromagnetica; i vettori dei suoi campi
elettrici e magnetici sono perpendicolari alla direzione del suo movimento. Una
lampadina emette luce non polarizzata, così che il campo elettrico possa
viaggiare in ogni direzione perpendicolarmente all'asse di propagazione della
luce. Quando la luce passa attraverso un polarizzatore, ne esce dall'altra
parte con il vettore del campo elettrico orientato verso una direzione
conosciuta (in verticale nel nostro esempio). Se la luce viene fatta passare
attraverso un secondo polarizzatore perpendicolare al primo (quindi orizzontale
in questo esempio), non può uscirne nessuna luce. Ma se si posiziona un
cristallo liquido tra i due polarizzatori, il cristallo altera il piano di
polarizzazione per allinearlo col secondo polarizzatore, dando così il via
libera al passaggio della luce. Questa proprietà naturale dei cristalli liquidi
è ciò che ha costituito il successo di questa tecnologia. Parte X° Indirizzamento
delle matrici LCD L'indirizzamento delle matrici passive degli schermi LCD viene eseguito quasi allo stesso modo di quelle degli
schermi al plasma. Un elettrodo frontale comune all'intera colonna, conduce
il voltaggio. L'elettrodo posteriore, comune all'intera riga, funziona come
massa. Gli svantaggi delle matrici passive vecchio stile
sono numerosi e ben conosciuti: i pannelli sono lenti e lo schermo non è brillante. Ci sono due motivi per questo: il primo
ha a che fare con il fatto che il pixel una volta indirizzato, inizia a tornare
lentamente al suo stato iniziale, creando un'immagine sfocata. Il secondo
motivo è causato dall'accoppiamento del potenziale delle linee di controllo.
Questo accoppiamento rende la propagazione del voltaggio imprecisa e contamina
i pixel confinanti. Per porre rimedio a questi problemi, i costruttori
hanno adottato delle tecnologie a matrici attive. Il trucco qui è aggiungere un transistor ad ogni
pixel che operi come un selettore. Quando il selettore è chiuso (ON), i dati
possono essere scritti in un condensatore con lo scopo di immagazzinare il
segnale. Quando invece il selettore è aperto (OFF), i dati rimangono
all'interno del condensatore che funziona quindi come una memoria analogica. Questa tecnologia ha numerosi vantaggi: quando
il selettore si chiude i dati rimangono immagazzinati all'interno del
condensatore, il cristallo liquido continuerà ad avere un voltaggio sui suoi
terminali e le linee potranno indirizzare un altro pixel. In pratica si evita
il ritorno allo stato precedente mentre si indirizza un altro pixel. I tempi di
scrittura del condensatore sono inferiori rispetto ai tempi di rotazione dei
cristalli, quindi è possibile scrivere un dato e indirizzare immediatamente un
altro pixel senza tempi di attesa. Questa tecnologia, conosciuta come "TFT", dal sottile strato di transistor che usa, si è
diffusa solo recentemente, in quanto il suo nome viene associato a tutti i monitor LCD. I voltaggi usati sono di gran lunga inferiori
rispetto quelli di uno schermo al plasma. Per far funzionare un pixel TFT,
abbiamo infatti bisogno di una tensione tra -5 e +20V, non paragonabile alle
centinaia di volt richieste per farne funzionare uno al plasma. Ora, se si introduce della corrente ad ogni
estremità del cristallo liquido, il cristallo si orienta tramite la differenza
di potenziale creata. Più o meno nello steso modo in cui un magnete si orienta
in base al campo magnetico terrestre. In questo modo prevenendo la rotazione
del piano di polarizzazione, i cristalli non permettono il passaggio della luce
attraverso il polarizzatore orizzontale, in quanto rimane polarizzato
verticalmente. Il raggio di luce viene così interrotto. Parte XI°
Una piccola litografia Il processo di fabbricazione dei TFT è molto simile a quello usato per i semiconduttori a noi
molto familiari.
Uno strato di cromo viene depositato su uno di
vetro per essere utilizzato come griglia metallica per i transistor e i
condensatori. Si applica quindi un altro sottile strato di ossido di silicio
per la memoria-condensatore dielettrico. Un deposito di silicio amorfo crea un
canale per il transistor. Si eccitano due zone con N+ per creare lo scarico e
la sorgente. Infine, si deposita uno strato metallico per connettere il
transistor (a sinistra) al condensatore di immagazzinamento (a destra). Questo
strato fornisce anche la connessione al bus dati metallico. La griglia di cromo, connettendo
tutti i transistor in riga, funzionerà da linea di indirizzamento orizzontale.
Alla fine tutti i componenti vengono coperti da uno strato protettivo. Siccome i transistor di silicio amorfo sono molto
più scarsi rispetto ai transistor su sottostrato eccitato, si applica un
voltaggio negativo di -5V alla griglia, in modo da assicurarsi che i transistor
siano aperti (OFF). Una volta che lo strato di transistor è stato depositato, è
possibile aggiungere il cristallo liquido.
Viene aggiunto un separatore per mantenere una
certa distanza tra le due piastre di vetro in modo che non si tocchino; si deposita
il cristallo liquido, seguito da un elettrodo ITO che funziona come elettrodo
di riferimento; a questo punto si aggiungono i filtri dei colori (nel nostro
esempio in verde), il pannello di vetro frontale e un altro polarizzatore
orientato perpendicolarmente rispetto al primo. Sopra il transistor si deposita un filtro di
colore nero perchè il voltaggio non viene controllato in base all'elettrodo
comune dato che dipende da quello presente sulla linea dati, che può comunque
cambiare anche se questo particolare pixel non viene indirizzato. Quest'area
dalla scarsa definizione viene nascosta agli utenti per evitare disagi alla
visione. Parte VII° Vantaggi e svantaggi
degli LCD Naturale per il mondo IT La tecnologia LCD ha chiaramente apportato
numerosi vantaggi nel mondo IT. I computer hanno da sempre rappresentato il canale che ha permesso a
questa tecnologia di emergere, prima di venire adattata per altre applicazioni.
I pixel possono essere molto piccoli grazie al processo litografico utilizzato,
copiato dall'industria dei semiconduttori. I monitor LCD per computer rappresentano una seria alternativa ai
ben più ingombranti monitor CRT e ben presto costituiranno quasi un monopolio.
La tecnologia LCD viene impiegata anche nella maggior parte delle applicazioni
portatili. La produzione di schermi OLED (Diodi organici emettitori di luce) è
ancora agli inizi e procede ancora troppo lentamente perchè possa rappresentare
un serio competitore degli LCD. In generale, le soluzioni basate su LCD sono meno
costose dei televisori al plasma, ma naturalmente bisogna tener conto dei fattori di
mercato. Quando c'è una carenza di pannelli, persino quelli a prezzi bassissimi
possono raggiungere prezzi esorbitanti, ne abbiamo avuto la prova quasi un anno
fa. In termini di qualità dell'immagine, gli LCD
offrono miglior luminosità rispetto ai CRT; i pixel non soffrono effetti di
sfarfallio, quindi possono essere benissimo guardati anche a distanze
ravvicinate. I televisori LCD
hanno quindi un'incredibile stabilità dell'immagine, ciò vuol dire che potete
sedervi vicino alla TV senza sentire alcun affaticamento visivo. In aggiunta, la
luminosità è eccellente e l'immagine perfettamente nitida. Aggiungete pure i
ragionevoli costi di produzione - senza considerare carenze di disponibilità -
e il ridotto spazio d'ingombro del televisore e vedrete che si tratta veramente
di un prodotto su cui puntare. Parte XIII° Ma anche loro hanno qualche
problema Sfortunatamente, le angolazioni della visuale dei
singoli pixel non sono paragonabili a quelli di uno schermo al plasma, né con quelli CRT. La luce emessa da dietro il pannello
deve passare attraverso due polarizzatori prima di raggiungere la superficie
del monitor. I costruttori hanno già fatto grandi progressi in questo campo e
attualmente si stanno avvicinando sempre di più ad angoli abbastanza ampi da
essere accettabili per un uso in salotto. Anche le prestazioni del contrasto rimangono
inferiori a quelle di schermi al plasma e CRT, ma ciò non rappresenta necessariamente un
problema. Il difetto più importante invece, è legato alla profondità dei neri.
Come abbiamo visto, i pixel di uno schermo LCD sono semplicemente dei selettori di luce, di sicuro
non la tecnologia migliore in circolazione visto che soffrono di "perdite
di luce". Quindi, anche quando questi selettori sono completamente chiusi
(dovrebbero perciò rappresentare un pixel completamente nero), si ha una
percepibile fonte di luce. Naturalmente questo è un campo dove plasma e CRT
godono solo di vantaggi: con queste tecnologie infatti, nero vuol dire proprio
oscurità totale. Anche la latenza rappresenta un problema nei monitor LCD. Questa tecnologia è fondamentalmente lenta, per cui
sono meno adatti alla visualizzazione di immagini animate rispetto uno schermo
al Plasma. Il costante progresso in questo campo ha reso gli LCD molto più prestanti, ma
comunque ancora lontani dal poter essere paragonati ai CRT. Infine, dato che la risoluzione originale degli
LCD è alta, con immagini video e filmati bisogna necessariamente utilizzare
un'interpolazione dei pixel, almeno fino a giorno in cui si adotterà l'HD (alta
risoluzione). I televisori LCD non godono di grandi prestazioni sotto questo punto di
vista, ovviamente le difficoltà incrementano all'aumentare della risoluzione da
visualizzare. Tutti i produttori stanno però concentrando i propri sforzi per
risolvere questo problema ed alcuni sono già riusciti a raggiungere risultati
accettabili con schermi da 26 pollici; purtroppo ad oggi non abbiamo ancora
trovato un'immagine interpolata che ci soddisfi. In teoria l'avvento dell'alta
risoluzione dovrebbe dare un colpo di spugna a questo tipo di problemi poiché
l'immagine avrà la stessa risoluzione dello schermo e l'interpolazione sarà
solo un ricordo. Parte XIV° LCD: Applicazioni L'area dove gli LCD regnano sovrani su
ogni altro video a schermo piatto è naturalmente quella IT, dove possono essere usati per la
maggior parte delle applicazioni inclusi giochi, applicativi office e ritocco
fotografico. Tutta un'altra storia per quanto
riguarda i televisori LCD, costretti a mangiare polvere da quelli al plasma, anche se più economici e prodotti in dimensioni meno
eccessive. Persino in termini di qualità video assoluta il plasma rappresenta
ancora il massimo, offrendo una qualità di neri pari agli schermi CRT, angoli
di visuale eccezionali e colori senza uguali. Fortunatamente, grazie alla
continua rifinitura della tecnologia, gli LCD stanno guadagnando terreno, anche
se a passi molto piccoli. Conclusione Questo articolo ha cercato di spiegarvi
il funzionamento delle tecnologie nascoste dietro agli schermi al plasma e LC,evidenziandone pregi e difetti. Anche se
non è una buona idea confrontare le mele con le arance, possiamo dire che la
tecnologia al plasma è un passo avanti in termini di qualità assoluta.
Nonostante ciò, il futuro sembra girare attorno al mondo LCD. Il mercato di
questi televisori è per ora piuttosto calmo ma prossimo all'esplosione; presto
saremo invasi da questi televisori, alcuni buoni, altri meno e altri ancora
fondi di magazzino dalla scadente qualità. La conferma di questa tendenza,
iniziata meno di sei mesi fa, sta nel numero di produttori provenienti
dall'industria dei computer saltati sul vagone dei televisori LCD. Ma un televisore
non è un monitor per computer e questo "dettaglio" è qualcosa che
dovranno sempre tenere in mente. Quale tecnologia si dimostrerà
vincente? La scelta non dipenderà da noi. I produttori preferiscono chiaramente
gli LCD, grazie alle similitudini con le tecniche di fabbricazione dei
semiconduttori, delle quali sono quasi tutti conoscitori esperti.
Spero di avervi fatto cosa gradita con questo collage trovato in
rete. Silvio Di Egidio
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